Le tracce

Sono molti anni ormai che tra chiese, paesi sperduti e vecchi libri si cerca invano di scoprire dove riposano le spoglie di Papa Silverio, patrono di Ponza. Ricostruire vicende di oltre mille anni fa non e' cosi' semplice, soprattutto in questo caso dove un'incredibile mancanza di fonti attendibili rende l'impresa veramente ardua. Le ricerche partono dalla tragica morte di S. Silverio avvenuta nell'anno 537. Il suo corpo fu sistemato nella chiesa benedettina di S. Maria in Ponza, cioe' nello stesso luogo dove aveva trascorso gli amari giorni del suo esilio. 

Numerosi scritti tra i quali l'autorevole " Dizionario di Erudizione Storico Ecclesiastica", riportante inediti "appunti vaticani", avallano tale tesi. Un'interessante notizia, in merito, ci giunge anche dal Duchesne; egli ci da addirittura l'iscrizione marmorea della tomba del Santo - "Romanae Supremus Apex Silverius Aedis, Ossa Sub hoc retinet mortus extraneo"-, cioe' Silverio, Sommo Pontefice della Romana Sede, morto, tiene le sue ossa sotto questo marmo straniero (fuori Roma). Altri importanti elementi sull'esistenza della tomba di Papa Silverio in Ponza, ci vengono da alcuni autori del tempo. In alcune loro antiche cronache sono descritte le difficolta' affrontate dai pellegrini provenienti dal continente, nonche' le misericordiose intercessioni del Santo che essi ottenevano in queste devote visite. D'altronde, autori a parte, diversamente non sarebbe potuto andare. Una traslazione delle spoglie di un Papa, per lo piu' martire per opera di chi stava ancora al potere, sarebbe stata un'operazione estremamente scomoda oltre che essere un grave errore politico. Il corpo di Papa Silverio, quindi, resto' nell'isola oggetto di pellegrinaggi e venerazioni fino all'anno 813, data in cui l'intera colonia ponzese e con essa lo stesso monastero di S. Maria furono distrutti dai "mori della Siria". Il Tricoli nella sua monografia, da un'idea chiara della violenta azione piratesca: " ...essi vollero lasciare benanche memoria sopra gli stessi edifizi collo smantellarli". Quindi l'813 fu l'anno che segno' la fine della colonia greco latina delle Isole Ponziane, nonche' la perdita delle notizie riguardanti i resti mortali di S. Silverio. Questo il punto vero e proprio da dove partire con le ricerche. In prima analisi occorreva sapere se la tomba di S. Silverio avesse anch'essa subito il saccheggio o se fosse stata opportunamente "svuotata" dai monaci in fuga. La risposta a questo primo grosso interrogativo poteva venire solo da un'accurata visita nelle localita' raggiunte da quei monaci scampati al massacro. Sia il Tricoli, nella sua opera, sia gli "Annali d'Italia" davano un'indicazione precisa delle citta' e nuove sedi raggiunte dai benedettini: Formia, Subiaco, Arcinazzo Romano, S. Alessio in Roma, S. Maria Maggiore in Roma, Amalfi. In Arcinazzo Romano emersero interessanti notizie sulle origini isolane dei suoi abitanti. Discendenti dai sopravvissuti dell'anno 813, conservavano ancora vivo il ricordo della tragedia subita dai propri antenati e soprattutto avevano il ricordo dell'antico nome del loro paese, ponza, cambiato appena dopo l'unificazione italiana. In Subiaco, presso l'abbazia del Sacro Speco, emersero interessanti notizie sulle origini benedettine di "Ponza di Arcinazzo" ma nulla risulto' su eventuali traslazioni effettuate al tempo della sua costituzione, ne' emerse alcuna notizia di martiri ivi seppelliti. La visita in S. Maria Maggiore in Roma fu scoraggiante. Questa importante basilica indicata sia dal Tricoli e sia da Mons. Dies come il luogo di custodia di una notevole quantita' di reliquie del Santo, in realta' oltre a non avere alcuna notizia di una tale sistemazione, riportava nei suoi archivi storici Papa Silverio come antipapa. Le ricerche in S. Alessio furono le piu' laboriose. Saccheggiata in piu' riprese nel corso dei secoli, divenuta ricovero per cavalli durante il periodo napoleonico, tolta al culto per la sua posizione "strategica" dalle truppe di unificazione italiane, questa antica basilica appariva priva di ogni documentazione propria. Fortuna volle che padre Salvatore, appartenente all'ordine Somasco (ordine religioso affittuario della chiesa di proprieta' dello stato) trovasse un vecchio testo, "De Tempio e Cenobio S. Alessio" risalente agli inizi del secolo nel quale erano elencati i numerosi santi sepolti in S. Alessio. Purtroppo anche questo tentativo non dava il risultato sperato. Tuttavia qualcosa di nuovo ne era emerso, in Bologna vi era una chiesa con annesso monastero dedicata a S. Silverio, ma, anche in questa sede ci fu un nulla di fatto. Dopo tanto girare si era nuovamente al punto di partenza ma sicuramente con una cognizione piu' chiara sul come probabilmente erano andate le cose in quel lontano anno 813.Cosa dovette esattamente accadere solo Dio lo sa, ma certamente in quel grande trambusto, provocato dalla fulmineita' dell'assalto musulmano, i monaci non ebbero il tempo di recuperare le spoglie del Santo ben tumulate nella chiesa del monastero. Una prima risposta era quindi arrivata: il corpo di S. Silverio rimase nella Ponza messa a "ferro e fuoco". Comunque si escluse che esso fosse anche in seguito lasciato nell'isola e cio' per svariati motivi, uno tra i quali rappresentato dalle infruttuose ricerche effettuate per anni da un po' tutti. Ma chi lo avrebbe traslato e dove? Nel frattempo, mentre tra un'ipotesi e l'altra si brancolava nel buio, s'intraprese una ricerca storica sul papato di Silverio nel disperato tentativo di cogliere qualche elemento utile. A parte i vari atti pontificali, in particolare risulto' che Papa Silverio, nonostante il difficile periodo storico, si impegno' a restaurare alcuni monumenti della cristianita'. La basilica di S. Prudenziana in Roma era tra essi. In un primo momento ci si trovo' di fronte ad un'iscrizione marmorea dedicata forse dal prelato di quella chiesa a Silverio Papa. Questa scoperta, anche se emozionante e rappresentativa perche' l'unica scritta marmorea in nostro possesso riferita al papato di Silverio, restava fine a se stessa e quindi sterile per la ricerca. Nello stesso testo "le Basiliche di Roma" si volle concentrare l'attenzione su tutto quanto fosse stato fatto dai Papi negli anni immediatamente successivi l'813. Ne risulto' che nell'anno 817, Papa Pasquale Primo aveva ristrutturato quasi nella totalita' la Basilica di S. Prassede in Roma, facendovi collocare le spoglie di numerosi martiri. Ulteriori approfonditi studi diedero risultati insperati. In effetti, Pasquale Primo decise di portare in S. Prassede i resti di quei martiri le cui tombe erano state saccheggiate dai pirati siriani o che comunque erano in condizioni di completo abbandono. Sembrava aprirsi uno spiraglio; ora bisognava solo scoprire se Pasquale Primo avesse esteso la sua opera di "religiosa pieta'" anche a Ponza per avere, finalmente, un elemento valido sulla probabile sorte subita dalle spoglie di S. Silverio.A S. Prassede pero' si leggeva su un'antica lapide con i nomi di alcuni martiri, ivi seppelliti, provenienti dal cimitero Ponziano. Tra di essi spiccava il nome di "Candidae", era la prova che si cercava: Papa Pasquale aveva esteso la sua opera anche nelle isole Ponziane. I resti della Santa della vicina Ventotene, furono quindi traslati insieme a quelli di altri martiri. Ma perche' la lapide non portava il nome di Silverio? Era da scartare un'ipotesi di una sua esclusione nella traslazione dei martiri isolani anche per il fatto che il suo culto si era propagato in tutto il mondo cristiano del tempo. Al contrario l'ipotesi piu' reale poteva essere quella che vedeva S. Silverio tumulato tra i santi che in vita rivestivano importanti cariche ecclesiastiche. Certo la scoperta era rilevante, anche dei resti di S. Candida non si sapeva piu' nulla, ma a quel punto di S. Silverio non si sapeva altro che un'ipotesi. Quando tutto sembrava finire nel mondo del vago si apriva un altro piccolo spiraglio di speranza. Da ulteriori ricerche risultava che nella stessa basilica vi erano sepolte le spoglie di ben 12 papi. Purtroppo di essi non erano indicati ne' i nomi ne' l'ubicazione delle tombe. Il resto e' storia attuale. Per molti quanto e' emerso in questa singolare ricerca rappresenta un primo importante passo verso il successo. Forse lo sara', ma ancora quanto bisognera' aspettare per avere il risultato finale tanto sperato? E poi, ci sono reali probabilita' di riuscita? Certo e', che se non si e' seguita una strada sbagliata e, se allo stato attuale non dovessero aggiungersi ulteriori novita', bisognera' veramente sperare in un miracolo di S. Silverio.

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