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Il falco pellegrino
falco_pellegrino.jpgVi e' mai capitato di scorgere nel cielo terso isolano un punto nero immobile? Un falco, il magnifico Falco Pellegrino. Intorno ad esso si sono intrecciati per secoli leggende e storie tra le piu' misteriose e affascinanti.

 

Nessun volatile nel passato non ha mai riscosso un cosi' alto interesse da parte dell'uomo, forse per il fascino della sua augusta figura o forse per la spietatezza della sua superba aggressivita'. Una cosa certa e' che lo troviamo ancora al centro di un'aspra contesa tra protezionisti, cacciatori, guardie venatorie e falconieri. Senza dubbio e' anche a causa di questa continua contesa se antiche credenze popolari attribuiscono al Falco origini diaboliche. Non e' raro vederlo raffigurato in vecchie stampe, tra ampolle, teschi e fumi di malefiche streghe medioevali. Infondate allegorie, suggerite da un aspetto arcigno e crudele, ma che hanno contribuito ad alimentare l'alone di magico mistero che da sempre avvolge questo particolare principe dei cieli. Ma a parte i mitici racconti scaturiti dalla fantasia popolare e' senza dubbio piu' interessante conoscere le vere caratteristiche di questo stupendo abitatore delle nostre rupi. Come in altre zone costiere anche nell'Arcipelago Ponziano il falco occupa un posto insostituibile nella catena biologica microclimatica. Grazie alla sua eccezionale istintivita' riesce ad essere un predone perfetto, selezionando infallibilmente numerose specie d'animali. Volatili stanziali di passo, roditori rettili se non si trovano in perfetta forma o se non hanno imparato a riconoscere prontamente la sua sagoma nel cielo finiscono inesorabilmente fra i suoi artigli. Sempre a caccia e' facile vederlo solo nelle mattinate d'aprile, quando senza mai perdere di vista il nido, eseguendo maestosi volteggi e spettacolari impennate, e' intento a procacciare carne fresca per la femmina e per i piccoli. La possibilita' di poterlo avvistare diminuisce nelle giornate di magra, quando sfruttando magistralmente le correnti ascensionali, si porta ad altezze incredibili. Mantenendo queste posizioni per ore, come solo lui sa fare, fermo nel cielo, con le ali tremanti, scruta attentamente ogni cosa che si muove nel suo largo campo d'azione. Aiutato da una vista acutissima, riesce a scorgere senza difficolta' anche da queste notevoli quote le piu' piccole prede e ad avventarsi su di esse con rapidissime picchiate. Difficilmente un animale preso di mira riesce a sfuggire al mortale attacco. Attentamente scelto e studiato, non ha piu' possibilita' di scampo gia' dal momento in cui il falco inizia la sua spericolata discesa. Con una tecnica acrobatica unica, la preda e' afferrata al volo ed uccisa prima ancora che possa in qualche modo tentare una minima azione di difesa. Le regole di vita di quest'augusto rapace sono rigidissime. La sua esistenza e' legata al nido, dimora fissa accuratamente scelta dall'inseparabile coppia, contesa e difesa aspramente, pronta ogni primavera ad accogliere nuovi rumorosi piccoli falchi. E' proverbiale il cruento allontanamento dal nido dei piccoli divenuti ormai autosufficienti. Ubbidendo ciecamente ad un "messaggio" fatto di penne i genitori si scagliano contro i loro figli "vestiti" da adulti, scacciandoli dal nido senza pieta' come dei qualsiasi contendenti. Uno scherzo della natura che non fa riconoscere ai genitori la propria prole improvvisamente priva del manto d'adolescente, una legge di vita assurda ai nostri occhi, ma d'eccezionale importanza per la diffusione della specie. Tuttavia non si puo' parlare di questo rapace senza trattare i gravi problemi che esso trova nella lotta per la sopravvivenza. Colpito da manie assassine, catturato per discutibili scopi amatoriali, avvelenato dal cibo sempre piu' inquinato, il Falco pellegrino, per ironia della sorte chiamato anche Falco Comune, e' finito anch'esso tra le razze in via d'estinzione. Per questo motivo, dopo innumerevoli pressioni a livello politico e' arrivata una legge dello Stato a vietarne abbattimento, cattura e detenzione. Ma nonostante cio' e' ancora nelle mire di molte, troppe persone sprovvedute, che per ingordigia ed ignoranza mettono in serio pericolo la conservazione di tutta la specie. Abbattimenti e snidamenti sono quindi ancora cose attuali.

 

 
 
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